CENTRO STUDI ASSOCIAZIONE FAMILIARISTI ITALIANI

 

L'ANFI ha creato un CENTRO STUDI attraverso il quale, sempre in un'ottica multidisciplinare, intende analizzare con cura tutti i fenomeni che rigurdano il panorama familiare e minorile.

Possono collaborare al Centro Studi tutti i professionisti che si occupano, a vario titolo, di famiglia e minori.

Vi aspetto

 

Avv. Carlo Ioppoli - Presidente Nazionale A.N.F.I.


I GRUPPI SETTARI TRA DEVIANZA E CRIMINALITÀ

 

 

 

Dr.ssa Flaminia Bolzan Mariotti Posocco 

Psicologa, Criminologa



Ci attrae da sempre il tema della manipolazione mentale, una sorta di controllo pseudo distruttivo che fa riferimento ad una particolare tipologia relazionale nell’ambito della quale, uno o più individui, adottando tecniche raffinate e consolidate di condizionamento mentale e di suggestione psicologica, cercano di soggiogare altri individui alla loro volontà, favorendo così la strutturazione di dinamiche patologiche, caratterizzate da esercizi di potere finalizzati all’annullamento dell’ identità e alla strumentalizzazione del prossimo.

 

 Nell’ambito dei fenomeni di manipolazione mentale il più celebre e il più discusso è quello che si verifica nella costituzione di una setta.

 

Le sette rappresentano una realtà articolata e molto complessa nel moderno tessuto sociale, eppure, della loro esistenza, sembra si venga a conoscenza solo quando si verificano fatti drammatici o scaturiscono atti criminosi.

 

Il riferimento è a tragedie come quelle avvenute nel Guyana, dove nel 1978, in una “comune” battezzata Jonestown (dal nome del leader carismatico e fondatore Jim Jones), si verificò uno dei più grandi suicidi di massa della storia; furono trovati all’interno della comunità-fortino 914 cadaveri, di cui 276 di bambini: erano i membri della Setta del “Tempio del Popolo”[1].

 

Anche in Italia, non troppi anni fa, si è verificato un evento che ha sconvolto l’opinione pubblica, il caso delle “Bestie di Satana”, emblematico rispetto ad alcune peculiarità proprie del meccanismo settario di cui andremo a parlare successivamente, ovvero il satanismo.

 

In generale le sette si palesano come gruppi minoritari in cui gli adepti sono soliti praticare dei culti simili a quelli religiosi, esoterici o ideologici, in opposizione alle fedi comunemente accettate e riconosciute.

 

I membri di tali tipologie di gruppi sono, non di rado, giovani attratti sia dall’irrazionale e dall’occulto, sia dall’anticonformismo che deriva dal conflitto con l’autorità in relazione alla pratica di questi.

 

L’elemento caratterizzante di questi gruppi è costituito dalla richiesta incondizionata di obbedienza, segretezza e omertà; inoltre, sia le tecniche impiegate per l’ottenimento dell’affiliazione, sia la destabilizzazione mentale prodotta dai meccanismi psichici coinvolti, possono portare gli adepti ad agiti criminali (furti, omicidi, stupri ecc.) e autolesivi (mutilazioni, suicidi).

 

La differenziazione tra una setta e un movimento religioso può essere effettuata prendendo in esame alcuni fattori che, secondo studi recenti, sono presenti nella prima e non nel secondo, ovvero:

 

-          destabilizzazione mentale degli adepti;

 

-          gruppo coercitivo;

 

-          fanatismo;

 

-          isolamento dalla società;

 

-          obbedienza incondizionata;

 

-          scelte completamente indotte;

 

-          pericoli per la salute fisica;

 

-          linguaggio antisociale in forma più o meno accentuata;

 

-          manipolazione programmata.

 

Le sette possono presentarsi sotto varie forme, lo “spettro” varia da organizzazioni ben strutturate, con proprie sedi in tutto il mondo, istituzioni e organi interni (esempio calzante è Scientology[2]) a piccoli e semplici  gruppi di vita in comune[3].

 

In tale “panorama”, comunque, è possibile individuare tre aspetti caratteristici, tipizzanti delle realtà di questo genere, ovvero:

 

1)      la presenza di un “capo” dotato di una personalità carismatica che si presenta come Dio in terra o come un suo inviato, portatore di un messaggio salvifico; chi è con lui e crede in lui è “salvo”, mentre gli “altri” sono persone da combattere perchè possedute dallo spirito maligno (esempio classico è il “reverendo” Sym Mun, capo della Chiesa dell’Unificazione, che si considera un nuovo Gesù Cristo);

 

2)      un gruppo di persone, prevalentemente giovani, che venera il “capo”, amato e temuto come un padre; conseguenza di detto legame che viene ad instaurarsi tra le parti è la rottura dei rapporti con la famiglia di origine dell’adepto;

 

3)      la presenza di regole assolute e rigide, impartite naturalmente dal capo, che vanno dal controllo delle abitudini alimentari e comportamentali, fino al controllo della vita sessuale dei singoli adepti.

 

Altro aspetto importante sul piano organizzativo è la grande capacità di “proselitismo”, infatti i membri delle sette vengono spinti dal loro “capo” a ricercare nuovi “fedeli”.

 

Questo è necessario al fine di ramificare la presenza del “gruppo” all’interno del tessuto sociale e per allargare il gruppo stesso, accogliendo nuovi soggetti sui quali il “capo” possa estendere la sua “influenza”.

 

Per quanto attiene invece l’utilizzo di un linguaggio comprensibile ai soli adepti (fatto di non solo di parole, ma anche di simboli), esso da un lato rappresenta uno strumento per rendere più coeso il gruppo, dall’altro serve a rafforzare la linea di demarcazione tra il gruppo e gli “altri”.

 

Con l’isolamento, infine, il capo carismatico della setta riesce in maniera più incisiva ad esercitare la propria azione sui membri del gruppo; in molti casi queste situazioni portano ad eventi tragici, come quello descritto precedentemente.

 

Il “distacco” sociale accentua il grado di “avversione” degli adepti nei confronti del mondo circostante e questo consente un utile aggancio per trattare un aspetto, particolarmente importante, di questo fenomeno.

 

Partendo infatti dall’assunto che la personalità dell’individuo si struttura, nella fase del suo sviluppo, attraverso una serie di interazioni con gli “altri” e che gli “altri”, nei primi anni di vita sono rappresentati dai membri della propria famiglia, non possiamo non considerare che, successivamente, l’individuo avrà bisogno di confrontarsi con i membri del gruppo sociale di appartenenza per ottenere, attraverso questi processi di interazione, l’“interiorizzazione” di tutto un sistema di valori e di regole che saranno il cardine su cui strutturerà la propria individualità al fine di occupare il proprio posto all’interno della società[4].

 

Lo sviluppo pocanzi descritto può non realizzarsi in maniera salda ed armonica quando il tessuto sociale si presenta frammentario e vi è una crisi dei valori; quando ciò accade il nostro Sé è “smarrito” non trova riferimenti validi a cui ancorarsi e il vivere frenetico porta a dare prevalenza al qui-e-ora senza alcun intento di progettualità[5]; questo senso di smarrimento produce insicurezza, e tale condizione diviene l’humus in cui germogliano e trovano vigore le sette.

 

In questo senso le condizioni psicologiche che “spingono” un individuo ad entrare in una setta sono legate a “bisogni” inappagati che i movimenti settari si propongono di soddisfare.

 

Tali bisogni sono legati sostanzialmente alla necessità di liberarsi da condizioni negative, dai sensi di insoddisfazione personale, e questo proposito di liberazione e di aiuto al superamento di problematiche interiori si mostra fin dal primo approccio con il “novizio”.

 

Espressione tipica di detto approccio di coinvolgimento e di comprensione immediata delle problematiche e delle esigenze individuali è il cosiddetto fenomeno del love bombing, letteralmente, bombardamento d’amore, ovvero quell’atteggiamento che viene adottato dai membri di una setta nei confronti del “neofita”.

 

Il soggetto investito da tale bombardamento si sente immediatamente ben voluto, accettato per quello che è, compreso e apprezzato per le sue qualità interiori e capacità concrete, ma soprattutto, indispensabile per il gruppo[6].

 

All’interno della Setta, sono presenti delle persone che sono preposte a far raccontare al neofita le sue sofferenze e le sue problematiche, con il proposito di aiutarlo a superarle; tale attività, tuttavia, ha un altro scopo, cioè quello di venire a conoscenza dei segreti e delle debolezze del nuovo adepto per renderlo più facilmente manipolabile e controllabile.

 

Superata questa brevissima digressione, è interessante ora soffermarci su tre dei temi fondamentali con cui le sette tendono a manifestarsi; i primi due sostanzialmente devianti, l’ultimo, certamente criminale:

 

 

 

1. Sette pseudoreligiose

 

Per sette pseudoreligiose si intendono gruppi caratterizzati da una “fede”, da un credo che sia da un lato frutto di una “separazione” dalle religioni tradizionali e dall’altro il risultato di un sincretismo tra varie dottrine, spiritualità e filosofie, anche molto diverse tra loro.

 

Volendo fare un esempio, possiamo citare gli Hare Krishna, un gruppo settario di derivazione induista nel quale si promuove principalmente una vita ascetica, il distacco dalle cose terrene e dagli esseri, la rottura dei rapporti con famiglia e amici esterni al gruppo, il disprezzo per il progresso scientifico e tecnologico.

 

Tra i principi fondamentali degli Hare Krishna vi sono: il vegetarianesimo, l’obbligo di non partecipare ad alcun gioco in cui sia implicato il denaro, l’obbligo di non consumare prodotti intossicanti, l’accettazione senza possibilità di critica degli ordini e degli insegnamenti del maestro, l’evitamento della compagnia dei non appartenenti al gruppo, l’avere rapporti sessuali solo ai fini della procreazione e infine la recitazione del mahamantra.

 

Seppur differente dalla precedente, è comunque da menzionare la setta dei cosiddetti “fedeli di Osho”; la “famiglia arancione” (dal colore della veste indossata dai sannyasin, nome con cui venimano denominati i seguaci di Osho).

 

La dottrina è frutto di un abile compromesso diretto a rispondere alle esigenze umane: grande libertà nella pratica religiosa e ricerca di ogni forma di piacere, il tutto ammantato di un certo grado di sacralità[7].

 

Lo stesso Osho non disdegnava le materialità terrene, tanto che possedeva una fortuna in diamanti, jet privati e automobili Rolls Royce;  dalla stampa fu soprannominato infatti il “Guru delle Rolls”.

 

Secondo il pensiero di Osho l’uomo era lontano dal suo Io e questi poteva liberarsi dalla prigionia dell’Ego solo per tramite un processo ascetico realizzato con tecniche meditative.

 

Tra le sette pseudoreligiose rientrano anche i movimenti millenaristi, caratterizzati dalla spasmodica attesa dell’apocalisse, della fine del mondo.

 

Tale forma di pensiero ha lo scopo di alleviare l’oppressione e la frustrazione della vita nella società “normale”, in quanto tutto è destinato a cessare, serve inoltre ad esorcizzare il pensiero della morte perchè l’angoscia individuale viene “diluita” dalla generalizzata idea per cui tutto avrà fine. 

 

Il più rappresentativo tra i gruppi inseriti in questa corrente è quello dei Testimoni di Geova per i quali l’unico vero Dio è Geova, vi è la negazione della Trinità e Gesù è visto come figlio di Dio, ma pur sempre una creatura; egli è venuto in terra per compensare la disobbedienza di Abramo, per poi morire, non in croce, ma su di un palo di tortura[8].

 

Per quanto concerne la fine del mondo essa è stata spostata di volta in volta in avanti, fino a che nel 1995 nella rivista ufficiale “La Torre di Guardia”, non venne stabilito che era inutile cercare di fissarla temporalmente perché sarebbe giunta al volere di Geova[9].

 

Nell’attesa, secondo i precetti del gruppo, bisogna attivarsi nell’opera di evangelizzazione, vivere correttamente dal punto di vista morale ed etico, evitare i contatti con la falsa religione, rifuggire da pratiche ritenute idolatriche come la celebrazione di compleanni e del Natale e come l’uso di immagini nel culto[10].

 

Ma la peculiarità dei Testimoni di Geova è soprattutto nota per le storiche proibizioni in campo medico chirurgico, infatti, fino al 1953 era proibito ai seguaci qualsiasi tipo di vaccino; fino al 1980 furono vietati i trapianti di qualsiasi organo e dal 1961 è vietato ricorrere alle emotrasfusioni[11].

 

 

 

2. Psicosette

 

I cosiddetti “Movimenti del Potenziale Umano” possono essere definiti come gruppi di recente formazione che su presunti fondamenti scientifici “promettono ai partecipanti purificazioni, illuminazioni, incrementi di capacità”[12].

 

Questi gruppi sono tra i più difficili da individuare in quanto si presentano sotto forme plurime ed apparentemente innocue, propagandano le loro “presunte” tecniche per il raggiungimento: di una maggiore efficienza fisica, di una migliore capacità di “ascolto dell’altro” e quindi di una maggiore capacità di comunicazione interpersonale, di un “grandioso” sviluppo della capacità di concentrazione e della memoria, quindi il conseguimento di “millantate” capacità di controllo del pensiero che quando è “negativo” viene ritenuto fonte di disturbi e malattie fisiche e psichiche. Nella loro attività di proselitismo, fondamentale per trovare nuovi “partecipanti” e dunque nuove “risorse economiche”, tali movimenti utilizzano tecniche dirette a far credere al neofita che non ha “sviluppato” in maniera adeguata speciali qualità che sono dunque “nascoste” e che tale limitazione è frutto dei condizionamenti della società moderna; una volta avvicinato il soggetto si propone la somministrazione di test di varia natura, la cui conclusione è che naturalmente sono presenti grandi potenzialità, purtroppo inespresse in quanto non adeguatamente sviluppate.

 

Lo sviluppo può “ovviamente” essere ottenuto attraverso la partecipazione a corsi, stages ecc. che vengono poi puntualmente sollecitati.

 

Una volta “conquistato” il nuovo adepto il gruppo settario avvia le classiche tecniche adottate da tutti i movimenti di tal tipo: il love bombing, l’utilizzo di un linguaggio “interno” ed esclusivo, l’“avvolgimento” nella programmazione di ogni aspetto della vita, e infine il distacco dalla società con conseguente sfiducia verso l’esterno e il prossimo.

 

Un esempio di questo tipo di Setta è rappresentato dalla “Church of Scientology and Dianetics”, un fenomeno complesso in cui il carattere principale del pensiero è visto come una vera e propria scienza, la “Dianetica” secondo cui l’uomo originariamente era “clear” ma poi è stato nel corso del tempo “sporcato” dagli “anagram”; Scientology aggiunge a questo originario pensiero, il concetto dei “thetan”, una sorta di divinità che sono “costrette” ad entrare nel corpo dell’uomo per lasciarlo solo alla morte; l’unico sistema per consentire all’individuo di tornare “clear” e di “liberare” i “thetan”, che così possono tornare divinità ed essere assorbite dall’universo, è l’“auditing”, che viene presentato come uno strumento attraverso il quale si realizza un ritorno al passato, alle vite anteriori, ma in realtà non è altro che una terapia di “ascolto” (a pagamento) nella quale la persona viene invitata ad aprirsi[13].

 

 

 

3. Sette distruttive

 

Appartengono alla categoria delle sette distruttive quei gruppi che professano una pratica contraria a norme e valori sociali; sono quelle sette che realizzano sostanzialmente la distruzione della persona sul piano psico-fisico, degli affetti familiari e dei rapporti sociali, al fine di ricondurre l’individuo a partecipare ad attività che attentano ai suoi stessi diritti e libertà fondamentali[14].

 

Tipico esempio di setta distruttiva è quello del “Tempio del Popolo”, cui si è accennato in precedenza, ma rientrano nel novero di questo fenomeno anche quei gruppi che richiamano ad un culto sempre più diffuso, il satanismo, ovvero la venerazione del Demonio, di cui il massimo cultore contemporaneo è stato Anton Szandor La Vey, fondatore, nel 1966 a San Francisco della “Chiesa di Satana” e autore nel 1969 de “La Bibbia di Satana”.

 

Il satanismo moderno, pur essendo un fenomeno complesso e sfaccettato, presenta dei caratteri comuni alle varie sette che possono essere individuati in:

 

-          “Io” divinizzato, ogni pratica è in funzione del compiacimento e della celebrazione dell’ego;

 

-          Unità del bene e del male, l’idea dell’antitesi dualistica è soltanto individuale;

 

-          Rifiuto del cristianesimo, la religione cristiana viene vista come fonte di restrizioni e di astinenza;

 

-          Idea di conquista del potere tramite l’azione, il satanista attraverso le pratiche rituali spera di soddisfare i propri bisogni, nei rituali comuni, la celebrazione dei riti può essere fatta individualmente oin gruppo;

 

-          Credenza nella magia come strumento attraverso cui variare gli eventi della vita a proprio vantaggio;

 

-          Fede negli incantesimi, formule magiche che vengono pronunciate all’interno di riti in connessione all’uso di determinati oggetti;

 

-          Sacrificio, più precisamente i riti satanici prevedono il sacrificio di sé stessi, il sacrificio dell’infliggersi dolore, il sacrificio di offrire resti di animali o esseri umani morti ed in ultimo il sacrificio di parti di animali o esseri umani vivi[15].

 

I gruppi satanici con le loro varie “sigle” sono molteplici e diffusissimi nel mondo come in Italia, ma da noi l’opinione pubblica è rimasta profondamente colpita dalla vicenda di un gruppo di ragazzi, che nel nome di Satana, si sono macchiati di efferati delitti: le Bestie di Satana.

 

“Bestie di Satana” era il nome con il quale si identificavano un gruppo di giovani satanisti della provincia di Varese:  Andrea Volpe, Nicola Sapone, Mario Maccione, Pietro Guerrieri, Massimo Magni, Fabio Tollis, Chiara Marino, Mariangela Pezzotta, Paolo Leoni, Marco Zampollo, Eros Monterosso ed Elisabetta Ballarin; leader del gruppo erano Andrea Volpe e Nicola Sapone, considerati gli organizzatori (oltre che esecutori materiali) dell'omicidio di Fabio Tollis e Chiara Marino, uccisi il 17 gennaio 1998 ei rinvenuti cadaveri il 28 maggio 2004 in seguito alle indagini legate ad un altro omicidio, quello di Mariangela Pezzotta, ex fidanzata di Andrea Volpe.

 

Dopo la scoperta delle attività di tale gruppo, da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Busto Arsizio, sono stati riaperti numerosi fascicoli su morti archiviate come semplici suicidi riguardanti persone che in qualche modo hanno avuto contatti con la setta delle Bestie di Satana. 

 

Le sette sataniche, quindi, proprio per la loro attitudine “distruttiva” sono, nell’ambito dei movimenti settari, quelle a più alto profilo criminogenetico.

 



[1] Cfr. Boyle J. J., Culti di morte, pp. 29 e ss.

[2] Cfr. Boschetti C., Il libro nero delle Sette in Italia, pp. 338 e ss.

[3] Cfr. Ivi, pp. 407 e ss.

[4] Cfr. Cantelmi T., Cacace C., Il libro nero del satanismo: abusi, rituali e crimini, p. 16

[5] Cfr. Ivi, pp.16,17

[6] Cfr. Boschetti C., Op. cit. pp. 162

[7] Cfr. Boschetti C., Op. cit., pp. 176, 177

[8] Cfr. Introvigne M. – Zoccatelli P. http://www.cesnur.org/religioni_italia/t/testimoni_geova

[9] Cfr. Introvigne M. – Zoccatelli P. http://www.cesnur.org/religioni_italia/t/testimoni_geova_02.htm

[10] Cfr. Ivi

[11] Cfr. Boschetti C., Op. cit., p. 301

[12] Rapporto del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, Sette e Nuovi Movimenti magici in Italia, Febbraio 1998, p. 6

[13] Cfr. Boschetti C., Op. cit., pp. 338, 339

[14] Cfr. Cantelmi T., Cacace C., Op. cit., pp. 34, 35

[15] Cfr. Cantelmi T., Cacace C., Op. cit., pp. 49, 50                                                                          

 


I profili di Medea: le motivazioni delle madri assassine

 

Dr.ssa Flaminia Bolzan Mariotti Posocco – Psicologa, Criminologa

 

 

 

 

 

Una delle domande che di frequente ci poniamo è proprio quella inerente le motivazioni, psicologiche e non, che possono spingere una madre a commettere quello che con buona probabilità viene da molti considerato come il più aberrante dei crimini, ovvero l’uccisione del proprio figlio.

 

Lo scopo che qui ci proponiamo è proprio quello di tracciare un profilo in base ad alcune caratteristiche delle cosiddette “madri assassine” al fine di identificare le peculiarità di un comportamento criminale che spesso si lega anche a problematiche di ordine psichiatrico.

 

L’infanticidio in ambito parentale ha radici storiche, infatti nell’antica Roma la patria potestà concedeva anche il diritto di uccidere il figlio, usanza che è perdurata fino all’avvento del cristianesimo che però, fortemente influenzato dalla legge giudaica, lo ha successivamente connotato come reato. Nonostante ciò, ovvero nonostante sia un comportamento ben noto, la regolamentazione a livello normativo, in campo internazionale, è in continua evoluzione; in Inghilterra e in alcuni altri paesi europei esistono oggi istituti legislativi ad hoc per i reati di infanticidio e neonaticidio, negli Stati Uniti no.

 

Sul piano psicologico possiamo poi leggere il fenomeno partendo proprio da una definizione comune, il cosiddetto “istinto materno”, se infatti è vero che le madri hanno un legame istintivo con i propri figli, non è altrettanto vero o scontato che siano in grado di prendersene adeguatamente cura.

 

In questo senso “l’intelligenza” dell’uomo diventa discriminante perché crea confusione e si sovrappone all’istinto che invece, negli altri animali, permane e orienta nei processi di accudimento.

 

Una buona teoria cui far riferimento per spiegare in maniera più articolata questo concetto è quella di Jhon Bowlby sull’attaccamento, a livello fisiologico, infatti, questo è fortemente influenzato dall’ossitocina, un ormone peptidico di 9 aminoacidi prodotto dai nuclei ipotalamici e secreto dalla neuroipofisi, che ha anche influenza nell’accoppiamento e nei comportamenti di accudimento della prole; in mancanza di questa, tra molte madri e bambini, i disturbi dell'attaccamento gravi si svilupperebbero già dall’età neonatale .

 

La sensazione di appagamento e di benessere nell’allattamento, per la madre, e il piacere della suzione e dell’accudimento per il bambino, sono inoltre entrambe correlate al rilascio di oppioidi endogeni; nello specifico, lo stimolo associato al benessere proviene proprio da questi, a loro volta secreti nel latte materno.

 

Nel caso delle madri assassine potremmo ragionevolmente chiederci se il comportamento criminale sia influenzato proprio da uno scarso rilascio di ossitocina o da un’insufficienza di oppioidi endogeni da trasmettere al neonato, ma, ognuna di queste condizioni sarebbe a sua volta influenzata da fattori ereditari; non va poi negata l’importanza dell’ambiente (inteso come contesto sociale) nella formazione di un sano legame di attaccamento.

 

Non è infatti raro che alcune madri patologiche siano state esse stesse vittime di abbandono o abuso nei primi anni; se però, unitamente a questo fattore, sono anche presenti delle assenze o delle anomalie nella produzione e nel rilascio di ormoni e neurotrasmettitori come serotonina e dopamina, è più probabile che si verifichino delle problematiche nella strutturazione del suddetto legame di attaccamento.

 

In alcune tipologie di infanticidio le madri sono giovani, non sposate, scarsamente istruite, non hanno pregressi di comportamenti criminali e non cercano l’aborto ma non accettano o non “riconoscono” la loro gravidanza.

 

Queste donne sono apparentemente motivate, in maniera prominente, da una sensazione di terrore riguardante la vergogna e il senso di colpa che accompagna la gravidanza di figli al difuori del matrimonio, ma differentemente da quanto accade nelle situazioni in cui la decisione volge verso l’aborto, in questi casi intervengono meccanismi di difesa potenti che includono diniego e dissociazione in relazione ai piani di cura e accudimento del figlio.

 

Nei casi di “figlicidi accidentali” oppure in particolari circostanze di vero e proprio abuso dovuto all’incuria, invece, non si riscontra un chiaro impulso ad uccidere ma, al contrario, l’omicidio è visto come conseguenza di un atto impulsivo ascrivibile ad una perdita di controllo.

 

C’è poi il fenomeno, particolarmente complesso, che vede il “figlicidio” in correlazione con la malattia mentale; in questi casi possono innescarsi deliri e allucinazioni tali da rendere, per le madri, giustificabili e addirittura inevitabili gli stessi omicidi; il riferimento è ovviamente ai casi di schizofrenia, psicosi maniaco depressiva e disturbi gravi della personalità.

 

Per concludere, riassumendo tutti gli aspetti che fin qui abbiamo enfatizzato, possiamo individuare sul piano criminologico differenti tipologie di “madri assassine”, classificandole principalmente in base alle seguenti motivazioni:

 

1. Malattia mentale: E’il caso di Andrea Yates, che nel giugno del 2001 uccise affongandoli i cinque figli, in preda ad un episodio di scompenso psichico in cui udì delle voci che le ordinavano di farlo perché i bambini erano posseduti da Satana. Nel 2006 venne internata presso il North Texas State Hospital perché giudicata non imputabile per vizio totale di mente.

 

2. Depressione: La ricerca mostra che più di un terzo delle madri assassine ha ucciso i propri figli perché fortemente influenzata dalla depressione, nell’accezione di una forma estrema ed estesa di suicidio: "Io uccido quello che più amo - il mio bambino"; questo tipo di depressione è un esempio in cui i livelli di neurotrasmettitori possono risultare anomali.

 

3. Gravidanza indesiderata o imprevista: In quei paesi dove è difficile effettuare un controllo efficace delle nascite ed è ancor più complicato praticare l’aborto, è più probabile che si verifichino neonaticidi e figlicidi materni, ma in questa categoria rientrano anche le madri adolescenti, soprattutto quelle che non hanno un adeguato sostegno familiare; in modo particolare le donne che commettono infanticidio, uccidendo un bambino il giorno della sua nascita, sono in genere più giovani, spesso non sposate, negano o nascondono le loro gravidanze, manifestano una mancanza di cure prenatali e non hanno piani per l’accudimento del bambino.

 

Si è constatato, inoltre, che un rischio marcato per omicidio infantile era un secondo figlio nato da una madre di età inferiore ai 20 anni; il 90% delle madri neonaticide hanno meno di 25 anni e solo un numero inferiore al 30% ha problemi di psicosi o depressione.

 

Molte di queste donne considerano l'omicidio come un aborto che è arrivato troppo tardi.

 

4. “Sindrome della madre misericordiosa”: un bambino malato o disabile viene ucciso dalla madre amorevole per “proteggerlo” dal dolore e dalla sofferenza.

 

5. “Sindrome di Munchausen per procura”: E’ il nome di un disturbo che spinge le madri ad arrecare un danno fisico al figlio/a per attirare l'attenzione su di sé; i metodi usati per creare sintomi nei figli sono eterogenei e spesso crudeli. Solitamente la madre di questo tipo è una donna abbastanza colta, in grado di esprimersi con proprietà, talvolta ha una preparazione medica di qualche tipo; quando il figlio viene ricoverato si dimostra un’ottima interlocutrice per il personale sanitario, ascolta con attenzione e si manifesta particolarmente collaborativa.


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FIGLI DI COPPIE OMOGENITORIALI
SI TRATTA DI UNA RASSEGNA DELLA LETTERATURA DA PARTE DELLA DR.SSA SARA PEZZUOLO, PSICOLOGA GIURIDICA E RESPONSABILE SCIENTIFICO NAZIONALE ANFI.
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IL CONDIZIONAMENTO DELLE COSCIENZE
Lo studio di Fabio Nestola "il condizionamento delle coscienze"
Analisi della comunicazione distorta dai "pregiudizi di genere"
che ha radici lontane. ..
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 La CTU Psicologica

in ambito civile

nel diritto di Famiglia

e nel Danno Non Patrimoniale

                                                                                                           LINK: 

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COLPIRE NON E' FEMMINILE: STUDIO SULLA VIOLENZA AL FEMMINILE. 6500 CASI DI CRONACA IN ESAME

 

Un infaticabile lavoro di ricerca ultradecennale, coordinato da Fabio Nestola e svolto in collaborazione tra Adiantum e FeNBi CSA (Centro Studi Applicati). Un percorso alla scoperta di un fenomeno ampiamente deformato dai media, inesistente nelle politiche di sostegno alla vittima maschile, poco approfondito dal mondo accademico e, grazie ad una infomazione "schierata" culturalmente a tutela di un solo genere, rimosso dalla coscienza sociale.

Una corposa letteratura scientifica internazionale evidenzia la carenza di studi specifici in Italia sulla violenza rosa, ove il fenomeno è pressoché ignorato. Il CSA FeNBi – Centro Studi Applicati, ha effettuato un’analisi di oltre 6.500 articoli di cronaca nera che registrano soggetti maschili come vittime di violenza femminile, all’interno della coppia, del nucleo familiare, dell’ambiente di lavoro.

Ferma restando una larga prevalenza di soggetti maschili quali autori di un agito violento - tra le mura domestiche e non solo - lo studio analizza la percentuale minoritaria, vale a dire le condotte aggressive e criminose delle quali un soggetto maschile può essere vittima all’interno del rapporto di coppia, rilevando come rispondano a criteri diversi rispetto alla violenza esercitata a ruoli invertiti: per modalità, strumenti, tasso di premeditazione, motivazioni.

Secondo i risultati dello studio, la violenza femminile, contrariamente alla percezione diffusa nell’immaginario collettivo, si esplicita attraverso una vasta gamma di modalità. Analizzando differenze ed analogie rispetto alla criminalità maschile, emerge come l’uxoricidio “rosa” sia seguito in percentuali significative da tentativi di depistaggio, il 21% dei casi presi in esame. Occultamento di cadavere, simulazione di suicidio della vittima, simulazione di incidente o aggressione ad opera di terzi (rapina, debiti insoluti, lite occasionale, altro ) Una prerogativa pressoché esclusivamente femminile è l’infanticidio (soppressione dei figli neonati).

Anche per quanto riguarda il figlicidio (soppressione dei figli non in prossimità dell’evento-parto) la donna prevale nella misura del 79%. Aggressioni a mani nude o con corpi contundenti, che provocano lesioni anche gravi, interessano con maggiore frequenza fasce d’età adolescenziali (bullismo rosa).

Va detto che le baby gang femminili, anche in contesti scolastici, indirizzano atti violenti contro coetanei ambosessi.

Gli atti persecutori sanzionati ai sensi dell’art. 612 bis (stalking) registrano autrici femminili in percentuali che oscillano, a seconda delle Procure, tra il 22 ed il 28%.


LA FILIERA DISFUNZIONALE

 

ECCO UNO DEGLI INTERVENTI PIU' APPREZZATI ALL'ULTIMO CONVEGNO NAZIONALE DELL'ANFI, TENUTOSI A ROMA LO SCORSO MAGGIO, PRESSO L'UNIVERSITA' ROMA 3.
E' L'INTERVENTO DEL DR. FABIO NESTOLA, SOCIO ONORARIO ANFI, IL QUALE AFFRONTA IL DELICATO TEMA DEI SERVIZI SOCIALI E DELLE CRITICITA' DEL LORO OPERATO.
VI INVITO A LEGGERLO TUTTO, CLICCANDO SUL LINK SOTTOSTANTE.
UN CARO SALUTO
AVV. CARLO IOPPOLI - PRESIDENTE ANFI - ASS.NE AVVOCATI FAMILIARISTI ITALIANI
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